Nel nostro Paese, dal 1991 ad oggi, è
stata approntata un'adeguata normativa sull' erogazione dei servizi. Il punto finale di
questo processo è rappresentato dalla legge 11/07/1995 n. 273 recante norme su "Misure
urgenti per la semplificazione dei procedimenti amministrativi e per il miglioramento
dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni" con la quale veniva
individuato, quale strumento idoneo all'attuazione della legge stessa, l'adozione di
"Carte dei Servizi Pubblici". Inoltre, si individuavano i
servizi pubblici nel cui ambito diveniva obbligatoria l'adozione della "Carta"
e si definiva la relativa procedura.
Con D.P.C.M. sarebbero stati emanati, d'intesa fra Dipartimento della Funzione Pubblica e
le amministrazioni preposte ai settori interessati, "schemi generali di
riferimento delle Carte".
Lo schema della "Carta dei Servizi Pubblici Sanitari" e stato approvato
con D.P.C.M. del 19/05/1995.
La normativa appena citata ha trovato adeguati e molteplici riscontri, infatti, tante sono
le iniziative intraprese per mettere in atto il faticoso cammino del rinnovamento.
In questa dirittura è da collocare l'elaborazione della "Carta dei
Servizi" di questa Azienda.
Per meglio capire tutto ciò, a parere di chi scrive, è da sottolineare la primaria
importanza assegnata, dai vari provvedimenti legislativi ed amministrativi, sopra
riportati, al rapporto tra gli erogatori di servizi e coloro che ne usufruiscono, ponendo
i settori della Pubblica Amministrazione erogatori di servizi di fronte ad un compito che
non gli è per niente consueto. Infatti, le recenti disposizioni di legge in materia di
servizi impongono alla Pubblica Amministrazione una vera e propria rivoluzione culturale.
Una rivoluzione dalla quale dovrebbero uscire profondamente modificati valori,
atteggiamenti ed abitudini che da sempre hanno contraddistinto la mentalità ed i
comportamenti di dirigenti, funzionari ed operatori della Pubblica Amministrazione.
Ci troviamo di fronte ad una grande novità, lo Stato Italiano per la prima volta nella
sua storia chiede ai suoi rappresentanti di mettere da parte le stellette, la boria
burocratica e di trasformarsi in servitori civili.
Tutto questo non e accaduto per caso ma è frutto dell'accresciuta partecipazione dei
cittadini alla vita economica e politica del nostro Paese, del progressivo riconoscimento
dei diritti di cittadinanza, dell'aumento del nascere e moltiplicarsi di organizzazioni ed
associazioni di gruppi di volontariato capaci di rappresentare aspirazioni ed interessi di
categorie e gruppi sociali, della acquisita capacità di milioni e milioni di persone di
sentirsi arbitri di sé e degli altri in qualsiasi evenienza.
Da ciò è derivato che il paziente, ritenuto "oggetto" ora di
indifferenza, sopraffazioni ed abusi, ora di attenzioni e cure, ma sempre "oggetto",
diviene cliente cioè individuo con dignità, con
capacità di critica, con diritto di scelta.
Oggi tutte le istituzioni ed in particolare quelle sanitarie, sono chiamate ad acquisire
questo importante processo di cambiamento proprio dello spirito del nostro tempo.
Arduo appare questo cammino in quanto nella tradizione culturale italiana non è presente
lo spirito di servizio. Del resto la storia del nostro Paese, fatta di secoli di
invasioni, sopraffazioni, saccheggi, mescolanze razziali e dominio straniero, ci ha dato
un popolo che per sopravvivere era costretto ad asservirsi e non un popolo incline allo
spirito di servizio. Anche nella cultura sovente riscontriamo queste connotazioni.
Come non citare Paolo di Messer Pace di Certaldo che nel 300 nel "Libro
dei buoni costumi" scrive: "quando vedi il fuoco nella casa del
vicino reca l'acqua nella tua" e l'Alberti nei "I Libri della
Famiglia" scrive tra l'altro che: "la vita politica statuale è
modestissima e piena di sospetti, di fatiche e servitù".
Questo spirito è altrettanto presente nelle classi subalterne ed a suffragare
ciò come non citare G. Pitrè che nella "Raccolta dei pro- verbi
popolari" riporta la seguente citazione: "cui pri li figghi d'
autru s'ammazza, schiacciatici la testa cu na mazza".
Ancora oggi l'Italia, nazione giovane, uscita tumultuosamente dalla povertà,
ubriacata dal potere economico e dalla gratificazione consumistica, non può considerarsi
il Paese Ideale per la crescita e l'affermazione dello spirito di servizio.
Comunque, queste brevi considerazioni, che possiamo ritenere quasi d'obbligo, non ci
permettono di concedere spazio alcuno alla rassegnazione ed all'ignavia.
Dobbiamo percorrere ampie e lunghe strade di cultura di servizio.
Cultura di servizio intesa come "cultura animi" cioè
disposizione dello spirito rinvigorita da una decisa vocazione ad un ruolo sociale. E'
questa cultura una particolare qualità umana, una risorsa incredibile, capace di
fronteggiare tante difficoltà.
In essa troviamo la gioia del lavoro ed il capovolgimento del principio mors tua
vita mea, che tanto spesso ha regolato i rapporti sociali in vita tua
vita mea.
In base alle valutazioni fatte, l'elaborazione della "Carta dei Servizi"
di questa Azienda non vuole essere un semplice adempimento formale ma piuttosto uno
strumento che consenta un processo continuo di analisi e di miglioramento della qualità
del servizio che rendiamo alla collettività.
Non vogliamo che la "Carta dei Servizi" resti un semplice fatto
di immagine ma uno strumento per fare evolvere la cultura amministrativa in cultura
aziendale, per misurare la qualità del servizio, per controllare il raggiungimento degli
obiettivi prefissati.
Infine, una particolare importanza va riconosciuta al nostro intendimento di far diventare
la "Carta dei Servizi" un reale ed efficace strumento di
confronto e di miglioramento del rapporto con i cittadini, i sindacati, le organizzazioni
di volontariato e di categoria e le istituzioni pubbliche di questa Città e di questa
Regione. |