CIRCOLARE 28 novembre 1997, prot. n. 3197.
Mezzi di contrasto organoiodati e paramagnetici per via iniettiva.
Ai direttori generali delle Aziende UU.SS.LL.
ed ospedaliere
Ai direttori generali delle Aziende policlinici
Ai legali rappresentanti delle case di cura private
Ai presidenti degli ordini dei medici
delle province della Sicilia
Il Dipartimento delle professioni sanitarie delMinistero della sanità ha
emanato la nota informativa prot. n. 900.VI/11.AG./642 del 17 settembre 1997,
relativa all'oggetto, di cui di seguito se ne trascrive il contenuto, affinché
le SS.LL. ne abbiano scienza e provvedano, per quanto di competenza, a darne
ampia divulgazione.
«Le problematiche sulle controindicazioni e precauzioni precedenti e
concomitanti all'utilizzo di mezzi di contrasto organoiodati e paramagnetici
sono state oggetto di approfondita analisi, anche da parte del Consiglio
superiore di sanità, in relazione ai più recenti sviluppi scientifici del
settore e con riferimento all'esigenza di contenimento della spesa sanitaria,
obiettivo raggiungibile attraverso l'eliminazione di procedure e test
diagnostici che non hanno più ragione di essere mantenuti.
Si è rilevato infatti che, nel corso degli ultimi 15 anni, sono
progressivamente entrati in commercio e nella pratica clinica i mezzi di
contrasto organoiodati non ionici che risultano meglio tollerati a livello del
sistema cardiovascolare, nervoso centrale e renale.
L'incidenza della comparsa di reazioni anafilattoidi, per le quali è stato
proposto tra i fattori scatenanti la formazione di legami "macrocomplessi
m.d.c. e proteine plasmatiche", appare meno probabile con mezzi di
contrasto non ionici per la trascurabile capacità degli stessi di legarsi alle
proteine plasmatiche.
I mezzi di contrasto non ionici sono oggi utilizzati in oltre il 95% delle
indagini urografiche, angiografiche e di tomografia computerizzata.
I prodotti esa-iodati per uso colangiografico, per i quali si aveva maggiore
incidenza di reazioni collaterali di tipo medio-grave, non sono più
commercializzati a partire dall'anno 1995.
A seguito di questo radicale mutamento del settore è possibile configurare le
seguenti tre situazioni meritevoli di considerazione:
1) impiego di mezzi di contrasto di tipo ionico. Nell'utilizzo di tali
mezzi di contrasto vanno adottate norme prudenziali, data la minore tollerabilità
che caratterizza questi prodotti. Le norme prudenziali non vanno intese come
ricorso acritico a vaste batterie di esami di laboratorio, ma come attenta
analisi delle condizioni dei pazienti su base clinica ed anamnestica (pazienti a
comprovato rischio allergico, pazienti portatori di gravi forme di insufficienza
epatica o renale o cardiovascolare o di paraproteinemia di Waldenstrom o di
mieloma multiplo);
2) impiego di mezzi di contrasto di tipo non ionico. Tali mezzi di
contrasto presentano una tollerabilità molto elevata, dimostrata da una
larghissima esperienza internazionale. Anche in questo caso, tuttavia, sono da
considerare a rischio potenziale i pazienti con gravi forme di insufficienza
epatica o renale o cardiovascolare o con paraproteinemia di Waldenstrom o con
mieloma multiplo. Tali casi sono da valutare di concerto tra radiologo e medico
curante;
3) impiego di mezzi di contrasto paramagnetici. Tali mezzi di contrasto
sono una categoria di farmaci totalmente differenti rispetto alle precedenti. I
piccoli volumi iniettati e le diverse caratteristiche farmacologiche permettono
tranquillità di impiego, pur tenendo in considerazione i rischi generici di
ipersensibilità, caratteristici di ogni formulazione iniettabile.
Tenuto conto delle suesposte situazioni si ritiene:
- che la valutazione clinico-anamnestica di ciascun paziente da sottoporre ad
indagine con mezzi di contrasto da parte del medico curante, che richiede
l'esame, e da parte del radiologo, che esegue l'esame, rappresenti per la
prevenzione il momento più importante;
- che il ricorso abituale, in ogni paziente, a batterie di esami/procedure
diagnostiche pre-definite, non abbia indicazione ai fini di prevenire incidenti
da mezzi di contrasto. Test laboratoristici e procedure diagnostiche sono
indicati per definire nei pazienti a rischio il grado delle condizioni
patologiche di cui ai punti 1) e 2).
Sulla base anche di quanto ritenuto dal Consiglio superiore di sanità si fa
presente inoltre:
- che non è di per sé necessaria la presenza fisica dell'anestesista
rianimatore per l'esecuzione di esami contrastografici organo-iodati
idrosolubili o paramagnetici;
- che, tuttavia, è opportuna la consultazione preventiva con
l'anestesista e la sua disponibilità in caso di pazienti a rischio, come
precedentemente definiti;
- che per l'esecuzione di esami cardio-angiografici deve essere garantita
l'immediatezza e la tempestività dell'intervento dell'anestesista rianimatore
in caso di necessità;
- che è indispensabile la disponibilità immediata dei presidi e medicamenti
idonei, già precedentemente indicati nell'allegato alla circolare n. 64 del 28
settembre 1979, in tutti i servizi radiologici ove siano praticati esami con
mezzi di contrasto iodati per via endovasale.
Si rappresenta, infine, l'esigenza che le Unità sanitarie locali e le Aziende
ospedaliere e gli istituti ed enti di cui all'art. 4 del decreto legislativo n.
502/92 e successive modificazioni, promuovano, nell'ambito dei programmi di
aggiornamento professionale del personale medico che svolge attività
specialistica di radiodiagnostica, nonché attività di radiodiagnostica
complementare all'esercizio clinico e che operi in servizi ove si eseguono o
possono eseguirsi indagini con impiego di mezzi di contrasto organo-iodati per
via endovasale, specifiche iniziative per l'aggiornamento obbligatorio sulle
tecniche rianimatorie di emergenza (Life support)».
La presente nota informativa sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
della Regione siciliana.
| L'Assessore: PAGANO |
a
cura dell'U.O. di Metodologia Clinica ad indirizzo Epidemiologico-Statistico -
A.R.N.A.S. Civico e Benfratelli, G. Di Cristina, M. Ascoli - Palermo
ultima revisione: 14 marzo 2001